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Il 20 febbraio 1958 fu approvata la legge Merlin. E' stata la prima della lunga serie di nuove normative che, grazie alla presenza delle donne in Parlamento, hanno radicalmente cambiato la condizione delle donne italiane.

La senatrice socialista Lina Merlin nella prima legislatura democratica, agli albori dell’Italia repubblicana, ebbe il coraggio di presentare una proposta di legge che mirava ad abolire le “case chiuse”, privando così gli uomini italiani di quel luogo di potere e di piacere che, cancellato ormai ovunque, era sopravvissuto in Italia per scelta del regime fascista. Una legge che fu subito bersaglio di ogni tipo di attacco. E lo è ancora, a 60 anni esatti dalla sua approvazione. In ogni legislatura, si finge di cercare di migliorare la condizione delle prostitute fornendo nuovi modelli di “bordelli”, oppure si tenta di “punirle” sperimentando forme di imposizione fiscale. Tentativi che cercano di far credere che la legge Merlin abbia fallito il suo scopo, visto che dopo la sua approvazione la prostituzione non solo non è scomparsa, ma anzi è aumentata. Ma Lina Merlin non intendeva certo cancellare la prostituzione, missione senza dubbio impossibile. Quello che voleva, ed è riuscita a fare, era eliminare lo sfruttamento della prostituzione da parte dei tenutari e dello Stato e chiudere i “postriboli”: posti da cui le disgraziate, spesso con figli da mantenere, non riuscivano più a uscire in quanto perennemente indebitate con i padroni. La legge Merlin fu una legge per le donne che mirava a restituir loro la dignità, e che oggi è giusto ricordare come una grande conquista.

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